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La rivolta nel pallone
La rivolta nel pallone
“La rivolta nel pallone”. Questa è la frase con la quale è conosciuta quella che fu davvero una rivolta del popolo rossoblu che nel settembre del 1969 scese in piazza e mise a ferro e fuoco le strade cittadine per protestare contro la sentenza della Commissione Discilinare di penalizzare la società rossoblu di 6 punti, togliendole di fatto la vittoria del campionato di serie C e il diritto di disputare, per la prima volta nella sua storia, il campionato di B. L’accusa è quella di combine da parte dei due calciatori De Togni e Selmo per favorire la Casertana nella gara contro il Trapani. 
 
 
Di seguito è riportata la sequenza degli avvenimenti di quei giorni, così come riportato sul libro “Casertana 1908-2008, una storia in rossoblu”.
2 luglio - Mentre la dirigenza rossoblù è al lavoro per allestire la squadra per la serie B all’Albergo Gallia di Milano, sede del calciomercato, si diffonde la voce che la Casertana avrebbe comperato una partita. Indiscrezione che viene confermata da Michele Di Maggio, commissario straordinario del Taranto che si è classificato al secondo posto alle spalle dei falchetti: un'eventuale penalizzazione della squadra di Moccia porterebbe alla promozione proprio la formazione pugliese.
La partita sotto osservazione è Trapani-Casertana del precedente 18 maggio: una rete di Minto all'83° ha permesso ai rossoblù di ottenere una vittoria importantissima quando mancavano appena cinque giornate alla chiusura del campionato.
8 luglio - Parte ufficialmente l'inchiesta a seguito della denuncia del Di Maggio e a distanza di tre giorni vengono messi a confronto i due indiziati principali della combine: da un lato il rossoblù Renzo Selmo dall'altro il difensore trapanese Renato De Togni, da un cui errore è scaturita la rete del successo casertano. Il primo nega di aver cercato di corrompere l'avversario, il secondo conferma le accuse. 
De Togni, in cambio, riceve una piccola mazzetta dal commissario straordinario  del Taranto: centomila lire dell’epoca che diventeranno un milione  e poi due milioni e mezzo. La Casertana viene conseguentemente rinviata a giudizio.
21 agosto – Il processo fissato a Firenze, alla prima udienza arriva subito il colpo di scena: viene presentata una lettera di De Togni nella quale il calciatore siciliano ritratta tutte le accuse: lettera che la Commissione Disciplinare della Lega di serie C giudicherà non scritta spontaneamente dallo stesso De Togni a seguito di un supplemento d'inchiesta. “La lettera di ritrattazione del De Togni non è e non può essere farina del suo sacco”.
6 settembre – Il pubblico ministero pronuncia le sue richieste. A carico della Casertana si chiede una penalizzazione di sei punti in classifica da scontarsi nel campionato di serie C concluso quasi da tre mesi. Penalizzazione che significherebbe retrocessione al secondo posto della graduatoria e promozione in serie B del Taranto. 
8 settembre – la sentenza arriva a distanza di due giorni: confermata la penalizzazione a carico della Casertana che viene punita per responsabilità oggettiva. Ritiro della tessera per Selmo e De Togni: squalifica minore nei confronti di Di Maggio per il versamento della somma allo stesso De Togni. 
La notizia giunge prima alla Questura di Caserta dove fa una lunga anticamera prima di arrivare negli uffici della società sportiva. Alle 10:40 viene data la notizia via radio: lo speaker non ha neanche terminato di annunciare la condanna che tutta Caserta è per strada. “Fuori dagli uffici, fuori dalle fabbriche, fuori dalle botteghe. Impazzita. Disperata. Furibonda.” Come scriverà a distanza di qualche giorno Paolo Santoro sulla Domenica del Corriere.
Già alle 11 la Giunta municipale approva una delibera con la quale “invita la cittadinanza a manifestare con tutti i mezzi consentiti lo sdegno e la protesta più viva avverso il grave e farsesco provvedimento di cui si chiede l'annullamento”. E' l'inizio della "Rivolta del pallone". Per Caserta è un pugno allo stomaco, un tradimento, un “delitto d'onore di una città”. 
Nel libro Cara Casertana… Nando Santonastaso scrive “Gli incidenti anti-retrocessione" si scatenano da un lato all'altro della città. Nel tardo pomeriggio vengono dati alle fiamme un'ala della stazione ferroviaria e un carro merci: c'è un vero e proprio assalto alla stazione con centinaia e centinaia di manifestanti che travolgono tutto e tutti” . Anche la Reggia rischia di farne le spese.
9 settembre - La furia devastatrice continua il giorno successivo: assaltato prima il palazzo degli Uffici finanziari e poi anche il Provveditorato agli Studi. Pagano un conto salato anche le redazioni dei giornali, gli istituti di credito e gli scontri con la Polizia si susseguono nelle strade del centro. Non c'è pane, non c'è acqua, non c'è latte per i bambini. I negozi di alimentari del capoluogo sono “Chiusi per protestare contro l’iniqua sentenza”. La stazione e l'autostrada sono nelle mani dei dimostranti: Caserta, di fatto è isolata, prigioniera di se stessa.
10 settembre – La situazione, sia pure lentamente, migliora e si cerca di tornare alla normalità. I danni però  sono per centinaia di milioni dell'epoca. Più degli appelli dell'allora sindaco Salvatore Di Nardo e del vescovo Roberti può lo stesso presidente Giuseppe Moccia che parla ai sostenitori rossoblù che si sono radunati sotto la sede sociale. Il massimo dirigente della Casertana richiama alla calma la tifoseria dei falchetti. C’è ancora la sentenza della Caf che può ribaltare la penalizzazione, anche se le speranze sono davvero ridotte al lumicino.
19 settembre - alla Commissione d'Appello Federale bastano appena tre ore per confermare la sentenza della Disciplinare e respingere il ricorso della società rossoblù. Caserta è ancora sotto assedio, ma stavolta è quello delle Forze dell'Ordine che presidiano le strade principali della città. La decisione della Caf, però, verrà accolta con calma e civiltà da parte della città. Per la nuova promozione in serie B bisognerà attendere nove mesi: il 14 Giugno 1970 la Casertana riconquisterà il salto tra i cadetti.

Alcune immagini che testimoniano gli avvenimenti di quei giorni.

Tifosi assiepati sotto la sede della Casertana in corso Trieste.


Il manifesto del sindaco Di Nardo che invitava la cittadinanza a manifestare.


Scontri tra manifestanti e Forse dell'Ordine in corso Trieste.


Anche la Reggia diventa teatro di battaglia.


Uno dei tanti fermi effettuati in quei giorni.

(Fonte. "Casertana 1908-2008, una vita in rossoblu" M.Iannitta  G.Fiorentino - Edizioni Erregraph")



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